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PRESCRIZIONE CONTRIBUTI INPS

Riferimenti:

 – Art. 3, comma 9, della L. n°335/1995;

– art. 2953 c.c.

– Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sent. n°23397/2016;

 -Tribunale Civile di Roma, sez. Lavoro, sent. n°4549/2015;

In quanto tempo si prescrivono i contributi previdenziali INPS?

Dopo la notifica della cartella di pagamento si applica il termine di prescrizione decennale ex art. 2953 del c.c. ovvero il termine di prescrizione quinquennale?

Per rispondere alle domande di cui sopra non si può prescindere dall’esame della normativa che regola la prescrizione dei contributi di previdenza e assistenza sociale.

L’art. 3, comma 9, della L. n°335/1995 prescrive che “Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:

  1. a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° giugno 1991, n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
  2. b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria”.

Dalla norma in commento, dunque, non vi è dubbio che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono in cinque anni.

Tuttavia, un problema fino a oggi molto dibattuto in sede giudiziaria è stato quello dell’applicabilità o meno della prescrizione decennale di cui all’art. 2953 c.c. alle cartelle di pagamento notificate da Equitalia e non opposte dal contribuente.

La questione però è stata definitivamente risolta dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con la sentenza n°23397/2016, la quale ha riconosciuto l’operatività della prescrizione quinquennale di cui all’art.3, comma 9, della L. n°335/1995, anche a seguito della notifica di una cartella di pagamento non opposta. Difatti, la Suprema Corte ha chiarito che l’omessa impugnazione di un provvedimento accertativo o di una cartella di pagamento non può concedere, all’atto in oggetto, di acquistare “efficacia di giudicato”, giacché i citati atti sono “espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A.”.

Per tale ragione, l’inutile decorso del termine perentorio per proporre opposizione, non produce effetti di ordine processuale con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c. ai fini della prescrizione.

Nelle fattispecie aventi ad oggetto contributi I.N.P.S., la mancata opposizione alla cartella di pagamento, non converte il termine di prescrizione quinquennale in quello decennale, non potendosi configurare la cartella quale titolo giudiziale definitivo.

Ancor prima della predetta autorevole pronuncia, il Tribunale Civile di Roma, sez. Lavoro, aveva disposto che “la cartella esattoriale non opposta non può assimilarsi a un titolo giudiziale essendo al contrario unilateralmente dallo stesso ente previdenziale, per cui, non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente a una sentenza di condanna passata in giudicato ex art. 2953 c.c.” (Tribunale Civ. Roma, Sez. Lavoro, sent. n°4549/2015)

In sostanza a seguito della recentissima pronuncia del giudice di legittimità è consentito al contribuente cui sia stato notificato un avviso di pagamento da parte di Equitalia oltre il termine quinquennale dalla notifica della precedente cartella esattoriale, di ricorrere in sede giudiziaria al fine di eccepire l’intervenuta prescrizione dei contributi previdenziali e, dunque, pretendere, finanche, la cancellazione dell’iscrizione a ruolo.

Avv. Alessandro Sgrò