Riferimenti:

– sentenza n° 3887/10/2017 della Commissione Tributaria Regionale del Lazio.

Nel caso di società in accomandita semplice, la pretesa impositiva può essere rivolta solo ed esclusivamente alla Società e al socio accomandatario e non anche nei confronti del socio accomandante, nel cui caso sussisterebbe un difetto di legittimazione passiva. Questo è il condivisibile principio espresso dalla recentissima pronuncia emessa dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio con la sentenza n° 3887/10/2017.

La questione trae origine da un invito notificato dall’Agenzia delle Entrate al socio accomandante di presentarsi presso i preposti Uffici dell’Amministrazione al fine di chiarire alcune operazioni effettuate dalla Società in accomandita semplice. Società quest’ultima che si trovava temporaneamente priva del socio accomandatario deceduto da qualche giorno.

All’invito si presentava il socio accomandante eccependo di non essere legittimato a riscontrare quanto richiesto dall’Ufficio e che, comunque, i soci della Società avrebbero provveduto alla nomina del nuovo socio accomandatario nel termine di sei mesi prescritto dall’articolo 2323 c.c..

Nel frattempo l’Ufficio, noncurante delle eccezioni sollevate in fase di contraddittorio endoprocedimentale dal socio accomandante, notificava un avviso di accertamento alla residenza di quest’ultimo.

Avviso che, come abbiamo avuto modo di argomentare, è stato ritenuto dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio oltremodo illegittimo poiché notificato al socio accomandante privo di alcuna legittimazione a ricevere gli atti dell’Amministrazione Finanziaria.

In definitiva, in caso di società in accomandita semplice, tutti gli atti tributari devono essere notificati alla sede legale della società ovvero al socio accomandatario, non potendo l’Amministrazione Finanziaria procedere nei confronti degli altri soci.