Riferimenti:

  • 1, comma 335, legge n. 311/2004;
  • Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sentenza n. 5664/5/2018;
  • Corte di Cassazione, sentenza n. 16631/2018.

La questione ormai è ben nota: trattasi di accertamenti catastali attraverso i quali l’Agenzia delle Entrate – Territorio ha modificato la classe e la relativa rendita delle unità immobiliari ai sensi dell’art.1, comma 335, della Legge n°311/2004.

In alcuni articoli pubblicati sul mio sito, infatti, ho più volte lamentato che detti accertamenti sono privi di una valida motivazione poiché si limitano a indicare le norme per le quali si è inteso procedere alla riclassificazione dell’intera microzona ove è ubicato l’immobile oggetto di accertamento, anziché indicare le caratteristiche intrinseche ed estrinseche dell’unità immobiliare che hanno portato l’Ufficio ad aumentare la classe catastale.

In altri termini l’Ufficio ha l’obbligo di esporre i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato il ri-classamento e tale obbligo non può risolversi nella mera elencazione di norme che si ritengono astrattamente applicabili, ma deve far conoscere al contribuente in modo specifico quali elementi sono stati oggetto di valutazione.

Nella causa vinta dallo Studio Sgrò, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza n. 5664/5/2018, ha riconosciuto l’assoluto difetto di motivazione dell’avviso di accertamento catastale per due ordini di ragioni.

Il primo profilo trae origine dall’importante circostanza che l’unità immobiliare in passato (anno 2004) era stata oggetto di revisione della classe catastale da cui era sorto un contenzioso tributario culminato con l’annullamento dell’atto per illegittimità dello stesso. Sentenza non appellata dall’Ufficio e, dunque, passata in giudicato. Ebbene, secondo la Commissione Tributaria Regionale, il predetto precedente giudiziario non impedisce all’Ufficio di modificare successivamente la classe catastale purché vi siano fatti sopravvenuti e questi siano specificatamente indicati nell’avviso di accertamento notificato al contribuente. In caso contrario, come eccepito nel ricorso in appello dallo Studio Legale Sgrò, l’avviso di accertamento catastale deve essere dichiarato nullo per palese difetto di motivazione.

Altro profilo di illegittimità scrutinato dal Collegio di secondo grado è il difetto di motivazione perché l’Ufficio, benché obbligato, non ha chiarito nel proprio atto a cosa sia dovuto il mutamento della microzona accertata. Inoltre, la modifica della classe e la relativa rendita catastale deve dar conto al contribuente dei caratteri edilizi del fabbricato nonché la qualità urbana del contesto nel quale è inserito l’immobile e la qualità ambientale.

In punto, recentemente si è espressa nuovamente la Corte di Cassazione con la  sentenza n. 16631/2018 con cui ha sancito il seguente principio di diritto: “non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorché da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, abbiano inciso sul diverso classamento”.

In definitiva, a seguito della Pronuncia favorevole il contribuente ha potuto ottenere in sede giudiziaria la nullità della classe e della rendita catastale accertata e il ripristino della precedente situazione. Ora, spetterà al contribuente chiedere il rimborso delle somme versate nel frattempo a titolo di Imu su parametri dichiarati illegittimi.

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